Fermat, questo …
Published by Ricercatore Valla Novembre 20th, 2006 in Dibattito ScientificoEsimi colleghi, vi voglio sottoporre una questione che reputo di elevato interesse. Non so quanti di voi conoscano la storia dell’ultimo teorema di Fermat. Ma andiamo con ordine, enunciamo il teorema.
L’ultimo Teorema di Fermat afferma che non esistono soluzioni intere positive all’equazione:
a^n + b^n = c^n con n>2
In parole povere non esistono terne pitagoriche con esponente maggiore di 2. Cioè pitagora non vale nel momento in cui, invece di considerare il quadrato la cui base ha la lunghezza del cateto, consideriamo un cubo o forme di più dimensioni.
Bene, intorno a questo teorema c’è una storia. Pare che il nostro matematico, leggendo un libro (Arithmetica di Diofanto), abbia scritto a lato di una pagina questo teorema e per dimostrazione abbia messo “Dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina”.
Dettaglio interessante, non la scrisse da nessuna parte e si portò il segreto nella tomba. Da allora, 1637, molti hanno tentato di dimostrarlo. Solo nel 1997 ci si è riusciti, peraltro con teorie matematiche del novecento.
A questo punto voglio arrivare a fondo della questione fondamentale della vicenda. Fermat aveva davvero la dimostrazione oppure, in preda all’assenzio e preso da manie di protagonismo, ha sparato un bluff di quelli colossali? Peraltro il teorema è giusto, ma senza poterlo dimostrare non è assicurato che sia vero.
Chiedo dunque il vostro aiuto, colleghi, affinchè scopriate, mediante ipotesi o elaborazioni, che cosa è effettivamente accaduto nel cranio dell’illustre matematico.


(4.5 out of 5)


Lungi da me dare una risposta definitiva all’interrogativo che lei pone, la scarsa dimestichezza con matematica e alcolici non mi permette di sbilanciarmi.
Detto questo però mi affascina l’idea del bluff, un bluff comunque geniale considerando che si è dimostrato giusto.
Secondo me si trattava di un maledetto genio inespresso e inconscio!
Secondo la mia opinione è stato un grande bluff che solo per coincidenza poi si è dimostrato essere effettivamente reale, mi spiego meglio: l’intuizione con alta percentuale di probabilità fittizia causata da largo uso di alcolici/assenzio del matematico ha spinto poi altri suoi colleghi ad approfondire la questione ed a scopirne 330 anni dopo che effettivamente era veritiera. A reggere questa teoria ci sta il fatto che, penso io, saranno stati utilizzati dei mezzi di elaborazione elettronica per arrivare alla dimostrazione del teorema preso in considerazione.
Ricercatore Valla mi venga in aiuto illuminandomi sull’effettivo utilizzo o meno di calcolatori elettronici.
Studente Merigo, ho appena scoperto che in realtà non sono stati utilizzati calcolatori elettronici per la dimostrazione del teorema in questione.. Stupefacente!